“Essere compliant al GDPR non è solo un obbligo, può diventare un’opportunità per migliorare la reputazione di un’azienda e per GDPRLab è essenziale la tecnologia. Ne parliamo con Alessandro Papini, manager e DPO certificato di GDPRLab”

Su Edge9 abbiamo spesso parlato di GDPR, per il suo valore nel tutelare la privacy degli utenti ma anche di come questa normativa abbia spinto le aziende, insieme ad altre come la fattura elettronica, a iniziare un percorso di innovazione digitale. Un aspetto che non abbiamo preso in considerazione è quanto la tecnologia sia importante anche per chi del GDPR fa la sua professione, in particolare per GPDRLab, azienda toscana che da anni si occupa di dare supporto alle aziende per essere conformi al GDPR. Nell’immaginario collettivo associamo, erroneamente, alla compliance la compilazione di documenti cartacei e una serie di obblighi burocratici, che in effetti ci sono anche, ma GDPRLab ha costruito da zero una piattaforma informatica che permette di gestire tutti gli aspetti formali del GPDR, ma non solo. La piattaforma diventa uno strumento per offrire altri servizi ai clienti.

Abbiamo approfondito il tema con Alessandro Papini

manager e DPO certificato di GDPRLAB, a cui abbiamo chiesto come è nata l’idea di creare un’azienda dedicata al GPDR.

Alessandro Papini: L’idea viene da lontano, dalla prima legge sulla privacy (documento programmatico sulla sicurezza). Nel 2003 fui il primo in Italia a creare un portale per la realizzazione di questo documento, lanciando il sito DPSPrivacy.it. È sempre stato un mio pallino occuparmi di privacy. Tant’è che quando nel 2016 venne presentato il Regolamento Europeo per la protezione dei dati (con i 2 anni di tempo per essere GDPR compliant) iniziai a studiare come creare con i miei programmatori un portale che in maniera dinamica e interattiva potesse aiutare il consulente a gestire la filiera del dato per conto di un’azienda. E così è nato GDPRLab.

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