La nostra esistenza è sempre più tecnologica, assumendo le caratteristiche di una vera e propria dipendenza dal digitale. La domanda che dobbiamo porci è se siamo pronti e quanto sia urgente leducazione digitale dei giovani (e non solo)…

Finire sul web appena nati (e, magari, pure prima)…

Oggi un bambino appena nato ha già un’altissima probabilità che l’annuncio del lieto evento venga pubblicato su qualche social o altra pagina internet. Messo così a disposizione di una popolazione che è oltre la metà dei quasi otto miliardi di abitanti del pianeta. Mamme, papà, zie e nonne spesso fanno a gara a chi arriva primo, corredando la notizia con immagini. Non pensano che, così facendo, pongono il primo passo per creare quella che sarà l’identità online dell’ignaro neonato esponendolo già a seri rischi come il digital kidnapping.

È possibile che dopo pochi mesi di vita il piccolo sia controllato a distanza con i baby monitor. O altri strumenti che permettono comunque di verificare costantemente il sonno e il respiro di un bambino e possono essere connessi con lo smartphone dei genitori. La salute del bambino potrà essere tenuta sotto controllo con sistemi di telemedicina. Inoltre, una volta iniziato il percorso scolastico, le pagelle elettroniche sono lo strumento a disposizione dei genitori per verificare l’andamento scolastico dei figli.

Siamo tutti testimoni di come, già in tenera età, ai bambini vengano messi in mano tablet e telefonini per guardare video o altro mentre i genitori sono impegnati a guidare l’auto o fare la spesa.

Il primo smartphone a nove anni…

Da notizie raccolte in rete (quindi opinabili ma che appaiono affidabili), un bambino riceve il primo cellulare intorno ai nove anni. Vuoi perché “tutti lo hanno”, vuoi perché è comunque uno strumento per controllare se il bambino sta bene.

Inevitabilmente il cellulare ha un accesso alla rete e sicuramente ha l’accesso la rete che alcuni genitori tenteranno di limitare ma possiamo essere certi che lo strumento tecnologico sarà utilizzato per scaricare giochi, navigare liberamente e, non neghiamolo, accedere a piattaforme social o di messaggistica.

Potremmo continuare con decine di esempi ma, per semplificare, è sufficiente tenere presente che oggi la nostra esistenza è sempre più tecnologica e questa vera e propria dipendenza dal digitale incrementerà con i rapidissimi sviluppi dell’intelligenza artificiale, dell’Internet of Things e del metaverso.

Per saperne di più > Quattro amici al bar… del metaverso


La domanda che dobbiamo porci è se siamo pronti e la risposta è, a sua volta, un’altra domanda: pronti a cosa?

Che cosa ci può riservare il domani tecnologico?

Tornando ai giovani, la domanda è se siano consapevoli della portata e delle conseguenze di un uso sempre più massivo di internet che comporta l’immissione in rete dei propri dati personali. Possiamo chiedere a degli adolescenti di essere coscienti che l’accesso ad una piattaforma social è un contratto? Un vincolo che ha, come corrispettivo, l’utilizzo delle informazioni e dei dati personali per “offrire servizi migliori” all’utenza e che quei dati potrebbero essere usati in maniera indiscriminata?

Per approfondire > Iscrizione ai social e app: validità del consenso dei minori

E se finora abbiamo solo sommariamente elencato alcune delle criticità in merito ai dati e alla protezione delle persone da loro stessi, non deve passare in secondo piano che la rete è sotto attacco quotidiano a livello globale e individuale. Ogni dispositivo riceve regolarmente mail e messaggi che contengono malware o sono tentativi di phishing o altri sistemi fraudolenti per accedere alle memorie o ottenere dati, anche sensibili credenziali di accesso a conti correnti e così via.

Capitolo a parte meritano le fake news e la disinformazione che viene pubblicata quotidianamente online. Siamo in grado di riconoscerla e difenderci? Limitiamoci a questa domanda.

L’urgenza di un’educazione digitale e di sicurezza informatica

Ciò che emerge, in questo contesto, è un forte bisogno di educazione digitale e di sicurezza informatica a più livelli. Magari iniziando da quella dei genitori (e degli altri parenti), che dovrebbero essere più attenti all’esporre minori in rete. Per poi passare ad un’indispensabile preparazione all’uso dei dispositivi digitali che, necessariamente, deve passare anche per le scuole. Oggi le scuole non possono più prescindere dal prevedere percorsi di educazione in questi campi. Dall’uso corretto dei cellulari, della rete, dei social e anche di autodifesa da attacchi informatici.

Una patente per l’uso del cellulare e di internet?

Forse non è chiedere troppo. Una “scuola guida”, l’educazione digitale per i naviganti della rete, è un qualcosa di cui si avverte sempre più il bisogno, anche in considerazione del dato di fatto obiettivo che un cattivo uso di internet, specialmente delle piattaforme social, e il credere in notizie false ha già avuto effetti devastanti. Non ultimi, i casi di morte di adolescenti vittime di cyberbullismo o per avere accettato una folle challenge su un social.

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