Col Metaverso i giganti del web avranno in mano una mole di dati che potrebbe essere fonte di un potere maggiore anche di quello di una nazione: la rete dovrà in tal senso essere disciplinata.

Il metaverso non esiste?

Anche se da molte parti si sente dire che “il metaverso non esiste”, l’aumento di articoli e di aziende che iniziano ad utilizzare questo termine è in costante aumento. L’intervento quasi a gamba tesa da parte di Zuckerberg sull’argomento ha contribuito non poco a focalizzarvi l’attenzione non solo degli operatori.

Stiamo realmente andando verso la creazione di una società caratterizzata da un network interoperabile di mondi virtuali creati in 3D? Mondi virtuali in cui spostarsi senza soluzione di continuità con i nostri avatar? O si tratta solo di un’operazione commerciale a lungo termine?

Facebook e il suo metaverso

Sembra che la pensino così coloro che sottolineano le difficoltà di muoversi da una piattaforma all’altra dato che queste non comunicano ancora. Eppure si potrebbe obiettare che Meta ha creato ed ha a disposizione il primo luogo, Facebook, su cui sono presenti praticamente tutti gli operatori di mercato e le aziende del mondo. Proprio impossibile che non diventi un enorme contenitore dal quale gli utenti potranno spostarsi all’interno di queste piattaforme?

Considerato che, in questa non proprio fantascientifica ipotesi, il punto di incontro messo a disposizione da Meta si configurerebbe come il più grande hub di Internet, al quale accedere per disporre di dati, oltretutto in costante aumento, quale azienda potrebbe permettersi di starne fuori?

Probabilmente, sulla scia di quanto accaduto ai computer e ai cellulari, i visori e gli altri device necessari per muoversi nel metaverso saranno più piccoli, leggeri, facili da indossare e maneggiare. Ed allora il passo verso una realtà sempre più virtuale via Internet sarebbe breve.

Per immaginare > Quattro amici al bar… del metaverso

Dai servizi alle “esperienze”

Prendiamo atto che sono comunque in aumento transazioni digitali, monete digitali, consumi digitali e così via… Tutto per fornire all’utente quelle “esperienze” che ogni azienda vuole mettere a disposizione. Già: una volta si fornivano servizi e adesso questi non sono più il prodotto che ogni cliente si limita ad accettare. Tutto deve essere contornato da un qualcosa in più che lo rende “esperienza”,

Partendo da questa realtà di fatto dobbiamo quindi iniziare seriamente a chiederci quali norme disciplineranno una rete sempre più presente e invasiva. Entro questa rete gli utenti agiranno in maniera diversa. La mole di dati prodotta dai comportamenti, dalle interazioni sarà maggiore di quella già enorme dell’internet oggi.

Regolare l’intelligenza artificiale

L’Unione Europea, dopo l’approvazione del GDPR si sta muovendo verso lo strumento del regolamento per disciplinare aspetti sensibili quali regole dell’armonizzazione dell’intelligenza artificiale, un mercato unico, equo e contendibile dei servizi digitali nonché regole di equità e trasparenza per gli utenti da parte degli operatori dei servizi di intermediazione.

Si deve notare che il legislatore europeo, come nel caso del GDPR, sembra intenzionato a usare lo strumento del regolamento, vale a dire quel provvedimento che entra immediatamente in vigore su tutto il territorio degli Stati membri, armonizzando le legislazioni nazionali, e non strumenti come la direttiva o meno che mai la raccomandazione che necessitano interventi da parte dei legislatori nazionali per il loro recepimento.

Per saperne di più > Intelligenza artificiale, big data e protezione dell’uomo: realtà conciliabili?

La necessità di tutelare i dati personali

Ovviamente la questione dei dati personali è comunque da tenere in altissima considerazione. Magari, prima che gli operatori lancino i loro programmi, sarà utile valutare una disciplina che tenga presenti i nuovi contesti. Nuovi contesti che tratteranno perfino come l’interessato “sogna di essere”. Di fatto i giganti del web avranno in mano una mole di dati che potrebbero essere fonte di un potere maggiore anche di quello di una nazione tenuto conto della possibile influenza sui comportamenti degli individui che l’uso dei dati può determinare.

Un uso non consapevole di dispositivi da parte di chi non ha conosce la loro intrinseca pericolosità, ad esempio i minori o gli stuoli di analfabeti funzionali che la rivoluzione digitale sta formando, non deve essere sottovalutato. L’esempio di un visore indossato in strada che riprende e invia in tempo reale online tutto ciò che l’utente vede, può portare a conoscenza dell’intera rete non solo interazioni dei singoli, ma anche dati che rivelino stili di vita, patologie, emozioni, dipendenze e così via.

La rete dovrà in tal senso essere disciplinata. Un intervento del legislatore europeo potrebbe essere un primo passo prima di quello sempre più probabile a livello mondiale.


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