Sanzione del Garante privacy alla partecipata del Comune di Taranto che si occupa della raccolta dei rifiuti. I video ripresi per individuare i comportamenti illegali sono finiti pubblicati sui social con gli interessati individuabili.

Il Garante si attiva dopo segnalazione

Una segnalazione ricevuta dal Garante privacy ha fatto scattare la sanzione contro AMIU S.p.A., società del Comune di Taranto gestrice del servizio raccolta di rifiuti. I video ripresi per individuare eventuali comportamenti illegali erano stati pubblicati su Facebook con possibilità di identificazione degli interessati. Nel suo provvedimento il Garante ha posto in evidenza i limiti alla pubblicazione sui social.

La videosorveglianza installata per individuare reati

La vicenda muove dall’installazione di videocamere per porre freno all’abbandono di rifiuti in maniera illegale per i provvedimenti amministrativi o penali del caso. Inoltre, a fini di deterrenza, veniva deciso di pubblicare i video sui social . In teoria senza consentire l’individuazione degli interessati ma, nel caso specifico, qualcosa non è andato per il verso giusto. Per quello che l’azienda ha definito nelle proprie difese un “mero errore di disattenzione”, qualcuno degli interessati ha richiesto l’intervento del Garante. La società aveva comunque tolto le immagini dalla piattaforma social.

Videosorveglianza e GDPR: l’istruttoria del Garante

Il Garante ha rilevato che, mentre le riprese erano legittimamente effettuate per finalità di accertamento di illeciti, il successivo fine di deterrenza è in contrasto con l’articolo 5, par. 1 lett. B del regolamento. Il GDPR prevede infatti la limitazione della finalità.

Inoltre, la società incaricata dall’amministrazione comunale, non essendo stata nominata responsabile del trattamento, lo effettuava senza autorizzazione in violazione dell’Art. 28. Non solo, la stessa società non aveva provveduto a nominare un DPO. Mancanza non da poco, visto che l’attività di raccolta dei rifiuti implica il trattamento dei dati sensibili di migliaia di cittadini. Il Garante ha quindi rilevato anche la violazione dell’art. 37 del GDPR.

Le motivazioni del Garante e la sanzione

Nelle motivazioni della sanzione, il Garante ha rilevato come l’attività svolta fosse di per sé lecita, trattandosi dell’esecuzione di un obbligo legale del Comune. Il problema è che non ha rispettato i principi di correttezza, trasparenza e limitazione delle finalità, che devono essere determinate, esplicite e legittime. Ciò, nel caso in esame, non è avvenuto, in quanto il Comune non ha disciplinato contrattualmente l’attività con la società preposta

Inoltre, ed è questo il punto forse di maggiore interesse, le immagini erano finalizzate all’acquisizione di prove per prevenire e sanzionare comportamenti illegali. Non è emersa alcuna ragione a giustificazione della successiva pubblicazione su un social, attività che esula del tutto dai motivi delle riprese.

In tal senso il Garante ha precisato che non ha ritenuto sufficientemente prudente il comportamento della partecipata. Ha ribadito la necessità di massima prudenza che sarebbe opportuno adottare prima di pubblicare materiale sui social, che sono mezzi ad altissima capacità di diffusione. Il Garante ha anche suggerito che l’amministrazione, per i fini “dimostrativi ed educativi” che dichiarava di perseguire, poteva utilizzare gli strumenti istituzionali a ciò predisposti.

Le sanzioni del Garante privacy

Il Garante, valutato il contesto, ha optato per “staccare” una doppia sanzione. Il Comune di Taranto dovrà corrispondere un ammontare di 150.000 euro per illecito trattamento dati per la violazione degli artt. 5, 12, 13, 14, 28 e 35 del Regolamento.

Leggi l’ordinanza completa > Ordinanza ingiunzione nei confronti di Comune di Taranto – 28 aprile 2022

Amiu S.p.a invece ha ricevuto una sanzione amministrativa di 200.000 euro per illecito trattamento dati  in violazione degli artt. 5, 6, 28 e 37 del Regolamento.

Leggi l’ordinanza completa > Ordinanza ingiunzione nei confronti di società Amiu s.p.a. – 28 aprile 2022


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